domenica 22 aprile 2012

"Quando subentra il panico il meccanismo è guasto fammi da meccanico..."

Chiunque di voi abbia fatto tirocinio in pronto soccorso, o volontariato in ambulanza, ma anche semplicemente sia stato in qualsiasi reparto, gli sarà capitato di avere a che fare con persone che hanno crisi d'ansia e attacchi di panico.
Quante volte, troppe, mi è capitato di sentir dire "il solito rompic*****i con le crisi d'ansia". Oppure "ecco il matto di turno".
Le persone che parlano così non hanno mai provato cosa significhi avere un attacco di panico, e spesso il paziente viene trattato male e con superficialità, perchè considerato oltre che lo scassapalle, anche matto.
L'unico posto in cui ho trovato una certa sensibilità da parte degli infermieri è una comunità di psichiatrici (eh beh, mi sembra il minimo!).
Non sto dicendo che gli infermieri sono tutti dei mostri, ma diciamo che ne ho incontrati una buona parte.
Qualcuno penserà: "Ma questa ragazzina impertinente sta sempre a dar contro agli infermieri?"
Non do contro agli infermieri, do contro all'ignoranza.

La persona con l'ansia e con l'attacco di panico, prima di essere curata, va RISPETTATA e ascoltata. Non serve dire "perchè sei agitata? Non c'è nessun motivo quindi non occorre agitarsi". 
Sarebbe più carino dire "Cos'è che ti spaventa? Non ti preoccupare, sei in un ospedale non ti può succedere niente e non sei da sola". 
Magari se si sente soffocare farle vedere il saturimetro e spiegarle i valori. Magari spiegarle che sta respirando troppo veloce ed è per questo che le gira la testa  e sente i formicolii alle mani.
Se sente un peso sullo sterno, dopo aver fatto comunque per sicurezza un ecg, spiegarle che è un sintomo dell'ansia, che non sta avendo un infarto.
E magari spiegarle anche qualche tecnica di respirazione, o piccoli metodi distrattori per non concentrarsi sull'ansia.
E perchè no, consigliarle di parlare con qualcuno di competente, perchè dallo psicologo non ci vanno i matti.

E aggiungerei di consolare questa persona dicendo che l'ansia non è sintomo di pazzia, ma è dovuta ad una sensibilità che bisogna imparare a gestire e a controllare.

Ed ora non ditemi di non atteggiarmi da quella laureata che se la tira, perchè queste cose all'università non te le insegnano, e c'è gente che fa l'infermiere da trent'anni se non di più che continua a considerare il paziente ansioso il rompiballe di turno.

Sono la prima a dire che certe cose per capirle devi provarle sulla tua pelle, ma credo che, ogni tanto, provare a mettersi nei panni della persona, e cercare di tranquillizzarla come se fosse una tua amica non è poi così difficile.


mercoledì 18 aprile 2012

"Pensa prima di sparare pensa, prima di dire di giudicare prova a pensare"...

Il mio amico Lino ha pubblicato sulla bacheca questo articolo "Picchiato perchè gay. In ospedale un infermiere gli consiglia: -sei omosessuale per colpa degli ormoni, vai da uno psicologo-". Clikkando sul titolo dell'articolo potrete leggerlo per intero.
Quando leggo queste cose, non possono non rivoltarsimi le budella che si attorcigliano peggio dei nodi dei marinai.
Ho sentito parlare ancora di queste famose "terapie riparative", che sono dei modelli terapeutici che promettono la modificazione dell'orientamento sessuale del gay o della lesbica.
Per fortuna molti VERI psicologi e psichiatri sono rimasti indignati e si sono rivoltati contro questa abominevole faccenda. Sul sito www.noriparative.it è possibile firmare una petizione on line, ma è solo per psicologi, psicolanalisti, psichiatri ecc.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l'omosessualità come "una variante naturale del comportamento umano". E l'OMS non è il club degli ovetti Kinder, ma è la base di tutte le definizioni medico sanitarie.
L'immagine a sinistra rappresenta uno dei tanti cartelli presenti ad una manifestazione contro le terapie riparative a cui avevo partecipato qua a Brescia qualche anno fa.
Il fatto che un infermiere si sia permesso di dire una cosa del genere è una cosa molto grave, ma ancora più grave è che la pensi!

Ricordo che ad un tirocinio, prima di finire il turno, ero andata a fare un giro di controllo in tutte le stanze. C'era una signora che stava leggendo un libro sulla chiesa cattolica, scritto, se non ricordo male, dall'attuale Papa.
Gli chiesi cosa stesse leggendo e lei mi rispose che quel libro era molto interessante perchè parlava di alcuni fatti della chiesa che era giusto che noi giovani sapessimo.
Saltò fuori il discorso sugli omosessuali e io le dissi "Non capisco questo accanimento contro i gay da parte della chiesa, sono persone come me e lei e come tali vanno rispettate".
Lei mi rispose "Eh certo cara che vanno rispettati, sono ammalati poverini"...
In quell'istante credo mi si sia raggelato il sangue nelle vene.
Mi sono limitata a dire "Non sono assolutamente d'accordo. Buona notte signora".

Prima regola che ho imparato: non toccare certi argomenti, in particolare se ti trovi in un ospedale gestito da preti e da suore.

Non è dall'omosessualità che si deve guarire, ma dall'omofobia.



sabato 14 aprile 2012

"Quando finisce l'assenzio inizia il dolore e basta così"...

Oggi vi parlerò di una serie televisiva non molto nota, ma abbastanza controversa dal popolo infermieristico (in particolare da quello americano, dato che qua in Italia non ha avuto molto successo).
L'ho scoperta casualmente leggendo un post di un gruppo su Facebook.
Allora l'ho guardata, attualmente stanno trasmettendo la quarta serie in America.
Si chiama "Nurse Jackie" e parla di un'infermiera tossicodipendente che fa uso smisurato di ossidocodone (farmaco derivante dagli oppiacei, simile alla morfina) sia per bocca che... per naso.
Jackie è sposata con due figlie, ma ha un amante farmacista all'ospedale, quindi riesce a procurarsi tutto l'ossicodone che vuole.
Essendo farmaci controllati, finge di avere problemi alla schiena facendo vedere a Eddy, il suo amante, una radiografia del rachide di un paziente messo male, spacciandola per sua. Per questo è giustificato il suo alto uso di antidolorifici.
Poi viene scoperta e inizia un lungo percorso di disintossicazione in una comunità. E mi fermo qua perchè altrimenti vi svelo le parti più belle. :)
Inizialmente la serie mi faceva molto ridere, poi la protagonista e la tirocinante infermiera sono spassosissime, è impossibile non divertirsi.
Proseguendo diventa un po' più seria, pur mantenendo la stessa dose di ironia.
Il "bello" è che l'attrice che interpreta Jackie, Edie Falco, ha avuto un passato da alcolizzata sin da adolescente, ed è stata in cura per più di vent'anni.
In un'intervista lei stessa ha dichiarato di non voler mostrare con leggerezza il problema della tossicodipendeza, ma che al contrario ci tiene molto al suo personaggio e, dato il suo passato, riesce benissimo ad immedesimarsi nel ruolo.
Detto questo, la serie televisiva è contestata proprio dalle infermiere, in quanto sostengono che Jackie dia un'impressione sbagliata sulla figura dell'infermiera nella realtà.

Ecco, non diciamo stronzate per cortesia.

L'impressione sbagliata sugli infermieri la creano "coloro" che fanno i festini e pagano delle prostitute e le fanno vestire da "infermierina sexy".  Cose che inevitabilmente poi finiscono al telegiornale, data l'importanza che rivestono questi "coloro".
E' l'immaginario dell'infermierina con le autoreggenti e le tette di fuori, che può dare una connotazione negativa alla nostra professione.
Poi, che ci siano infermiere che nella realtà mettono il petto, come dicono le mie zie, in faccia ai pazienti, questo è un altro discorso.

Inoltre non è che l'infermiera tossicodipendente sia una figura così rara purtroppo. Ce ne sono parecchie, il fatto è che non si sa.
Nel mio tirocinio con i tossicodipendenti, in un mese ne ho conosciute due, quindi non è un fenomeno poi così isolato.

Non per niente era stato proposto il controllo delle urine a tutti gli operatori sanitari, poi non ricordo se sia diventato legge, non credo dato che a me nè a nessuno che conosco è stato effettuato l'esame delle urine per la ricerca di sostanze stupefacienti.

Credo che queste serie televisive debbano essere diffuse al posto di rimane in sordina, perchè parlano di problemi reali e bisognerebbe affrontarli, non rinnegarli.

giovedì 12 aprile 2012

"...avanti pure un altro che se sei lì sarà perchè solo un po' più furbo..."

L'altro giorno ho sentito per telefono una mia amica che sta studiando infermieristica e si laureerà a breve.
Parlando del più e del meno mi ha detto: "Domani ho un colloquio di lavoro".
Ingenuamente ho chiesto "Per cosa?"
E lei: "Come infermiera. Ho già il lavoro perchè sono raccomandata".
La mia risposta è stata più o meno scherzosamente "Fai schifo".

La rabbia mi è salita quando mi ha detto il nome dello studio infermieristico in cui andrà a lavorare, che chiamerò Studio Raccomandati&Associati.
Già perchè dovete sapere che in quello studio ho fatto il mio primo colloquio, e ci tenevo particolarmente perchè mi avrebbe permesso di lavorare nell'ambito che desidero.
Ricordo ancora le parole del responsabile, tra l'altro molto entusiasta quando gli dissi che volevo fare il master in infermieristica forense "Mi hai fatto una bella impressione, la tua tesi è molto bella, ti metto nei primi posti così quando c'è lavoro sei la prima che chiamo".
Un po' contenta, un po' delusa, ma soprattutto, un po' speranzosa, ho atteso quella chiamata per molto tempo.

Un giorno mi telefona mia zia e mi dice che ha conosciuto un'infermiera che lavora allo Studio Raccomandati&Associati (mia zia non sapeva che avevo già fatto il colloquio), la quale le ha detto di portare il curriculum ma di indossare la minigonna, perchè le assumono solo belle, rumene e con la minigonna.

Questo comincia a farmi dubitare sulla serietà dello studio, ma d'altronde ho pensato che fossero solo voci e niente di più. Poi dopo che ho sentito la mia amica comincio a pensare che forse tanto seri non sono...

Sta di fatto che io me ne rimango con la mia voglia di fare e con il sogno di lavorare in un ambito, che, come scrissi nel primo post è quello della tossicodipendenza, poco se non per nulla gettonato dagli infermieri, su cui tra l'altro ho svolto la mia tesi e ho fatto tirocinio, quindi non è che sono proprio una sprovveduta sull'argomento.
Intanto qualcuno mi ruberà il posto, e un sogno.

Aperta e chiusa parentesi: parlando con una persona di questa mia amica la risposta è stata "Beh vabbeh, intanto entra lei, poi magari riesce a far raccomandare te".

E' così che gira il mondo.
L'unica cosa che gira a me adesso, sono le palle.

martedì 10 aprile 2012

"A mia volta ti apro la casa e ti trovi davanti un vampiro"...

L'altra sera, allo scambio della consegna infermieristica arriva un'altra brutta notizia.
Lo chiamerò con un nome fasullo: Signor Amedeo.
Ecco, il Signor Amedeo è morto oggi.
Era purtroppo una notizia che mi aspettavo di sentire nonostante non fosse un paziente particolarmente critico.
Il Signor Amedeo, un grazioso signore di 98 anni, che non parlava ma che faceva grandi sorrisi, un giorno inizia ad avere difficoltà respiratoria e viene inviato dalla casa di riposo all'ospedale tramite il 118.
I medici dell'ospedale gli diagnosticano una polmonite.
Dopo qualche giorno giunge notizia che il signor Amedeo sta migliorando, ma, perchè c'è sempre un "ma", è stato deciso di operarlo e di mettergli la PEG.
Per chi non è del settore, la PEG è la Gastrostomia Endoscopica Percutanea, un intervento chirurgico fatto in endoscopia in cui verrà effettuato un buco che collega lo stomaco con l'esterno, in questo modo il paziente si nutrirà direttamente tramite questo buco, e non con la normale alimentazione per bocca.
La PEG viene posizionata se vi è una difficoltà ad alimentarsi per bocca.
L'intervento non viene eseguito con l'anestesia totale, ma viene effettuato in sedo-analgesia. La sedazione però in alcuni casi è profonda, nel caso del Sig. Amedeo, o l'hanno legato, o l'hanno sedato profondamente.
Aperta e chiusa questa piccola parentesi informativa, non capisco il motivo di eseguire questo intervento su un uomo di 98 anni, che, anche se fosse stato in una situazione di denutrizione (ma fino a che l'ho visto io non lo era), e avesse avuto bisogno di sostegno, esistono altre alternative, ad esempio la nutrizione parenterale tramite la succlavia, in cui la sostanza nutritiva viene, tramite una grossa flebo, infusa direttamente nelle vene.

Sta di fatto che il giorno dopo l'intervento, il signor Amedeo è morto.
Le cause non le so, mi piacerebbe proprio scoprirle ma le potete immaginare anche voi.
Io mi chiedo: che senso ha sottoporre ad un tale stress fisico ma anche psicologico un uomo di 98 anni??

I medici avranno avuto sicuramente le loro valide motivazioni.
Uhm vediamo... Rendere migliore lo stile di vita? No, non credo.
Promuovere la residua autonomia? Direi di no, dato che era dipendente al 100%.
Prolungare la sua vita? Beh, qualunque fosse l'intento non è certamente riuscito.
E adesso ci sono delle nipoti che piangono il loro nonno.

Se io avessi 98 anni, vorrei solo essere lasciata in pace.

venerdì 6 aprile 2012

"Com'è possibile pensare che sia più facile morire"...

Quando inizi a portarti a casa il lavoro allora qualcosa non va bene.
Se la mente rimane accanto ad un letto e ad una persona, allora non va per niente bene.
Forse ho capito perchè dicevo "non lavorerò mai in una casa di riposo", perchè in un tale contesto hai tempo di affezionarti ai pazienti.
Una parte di te è costretta a pensare al tuo benessere psicofisico, l'altra però si lascia andare a quella troppa sensibilità che ti contraddistingue.
Il trucco sta trovare l'equilibrio giusto. E forse serve l'esperienza per questo.

Ma come si fa a tornare a casa e ad essere sereni quando una donna sul suo letto, ti dice con il poco respiro che le rimane "Non mi lasciare sola..."?
Se poi quella persona ti colpisce per qualcosa in particolare, e magari ti ricorda qualcuno che ha fatto parte del tuo passato e che ti ha visto crescere fino ad una certa età...
Puoi essere professionale quanto vuoi, ma a certe cose non puoi abituarti, non puoi imparare ad essere fredda. Non voglio essere fredda, non è nel mio carattere.

Ho conosciuto infermieri cinici e freddi, ridere, scherzare a parlare di cazzate mentre in parte avevano un paziente agonizzante e sofferente.
Mi sono sempre detta che non diventerò mai così, le persone così mi fanno solo schifo, e non dovrebbero assolutamente fare questo lavoro.
E sì, mi permetto di avere la presunzione di dirlo.

Non so se domani notte la troverò ancora, o se avrà smesso di soffrire, mi auguro per quel poco che ci sono stata nella sua vita, di averle dato un po' di luce in una buia stanza.

giovedì 5 aprile 2012

"Quella che non sei"...

Non sono sicuramente una di quelle persone che si fanno andare bene le cose senza dire niente.
Non credo al "la nostra vita è già tutta scritta, noi dobbiamo solo adattarci".
Troppo comodo, così è lavarsene completamente le mani.

Tutto è iniziato da una lettera, la quale con mio grande piacere ha scatenato risposte e anche articoli sul Giornale di Brescia e il Bresciaoggi.

La mia lettera hanno deciso di firmarla solo 8 persone, ed in forma esclusivamente anonima. Le altre 30 persone che avrebbero potuto, e, a mio parere dovuto, firmarla hanno preferito non farlo.
Qualcuno perchè aveva paura di avere delle conseguenze (???), altri hanno preferito aspettare per vedere se la situazione cambiava.
Due idee che rispetto, ma non condivido assolutamente.
Al posto di stare sul divano a deprimerci perchè non c'è lavoro, cominciamo a farci sentire, dimostriamo a tutti che siamo incazzati, e non schiavi di un sistema che ci facciamo andare bene!

La lettera in questione potete leggerla cliccando qui: http://www.giornaledibrescia.it/gdb-statico/lettere-al-direttore/infermieri-tra-laurea-e-disoccupazione-1.1077279

Ci sono state ben 416 condivisioni dal sito del Giornale!
E poco dopo cominciano ad arrivare le risposte...
La prima è questa:
http://www.giornaledibrescia.it/gdb-statico/lettere-al-direttore/un-consiglio-ai-giovani-colleghi-1.1088500
a cui è seguito l'incontro con grande disponibilità e sostegno del presidente e del vice presidente dell'IPASVI di Brescia.

Ieri ho scoperto per caso un'altra risposta risalente all'1 aprile.
http://www.ipasvibs.it/files/pompeo_bs_oggi.pdf

Nonchè articoli che parlano della nostra disoccupazione, tipo questo qua:
http://www.ipasvibs.it/files/gdb_1_aprile_assemblea.pdf

Ci voleva la mia lettera per fare un po' di casino??? O tutto sarebbe passato in sordina, con la solita credenza popolare "oooh ma figurati, gli infermieri sono sempre ricercati, troverai subito lavoro!"

A voi le più amare conclusioni.

mercoledì 4 aprile 2012

"Eccomi qua, con i miei se, con i miei ma".

Ho deciso di aprire questo blog in via sperimentale per esporre i miei pensieri nell'ambito del mio lavoro.
Mi sono laureata in infermieristica nel novembre 2011, per puro caso (o fortuna) ho trovato lavoro in una casa di riposo, grazie ad una persona che parlando casualmente con mia mamma ha scoperto che ero senza lavoro e, che coincidenza, stava cercando un'infermiera, e dal momento che non gli era pervenuto nessun curriculum (in quanto l'indirizzo dello studio associato su internet era sbagliato), ha dato questa possibilità a me.
Altrimenti sarei ancora a casa come tutte le mie altre compagne.
La situazione lavorativa è molto critica anche nell'ambito della sanità, i tagli hanno bloccato tutte le assunzioni, con conseguente carico di lavoro pesantissimo per chi già lavora.

Dopo tre anni di università ambivo ad altri luoghi di lavoro, e la casa di riposo non era di certo tra le mie preferenze, ricordo di aver detto spesso "Non lavorerò mai in una casa di riposo!". E di certo non credevo di fare solo notti.

Il mio sogno è quello di lavorare con i tossicodipendenti, ma non assumono negli ospedali, figuriamoci nei Ser.T Privati! Mentre per i Ser.T pubblici ci vuole il concorso all'ASL, che lo fanno più o meno ogni dieci anni, e l'hanno fatto l'anno scorso, quando ancora non ero laureata.

Spero che nel futuro più prossimo la situazione possa migliorare e che tutti i miei ex compagni trovino lavoro al più presto (magari onestamente, e non facendosi raccomandare da primari, caposale, parenti medici ecc...).

Spero che leggiate e commentiate questo blog, le critiche costruttive sono più che ben accette!